Beat e griglie temporali

Nel corso dei secoli l’uomo è passato dal ritmo naturale che ha a che fare con la ciclicità degli eventi che accadono in natura al ritmo musicale, basato invece su di una pulsazione regolare finita o infinita:

Nelle diverse epoche storiche questa, è stata chiamata in molteplici modi: Tactus, Tempo Primo, Beat, Click, etc.

Per convenzione sarà sempre utilizzato il termine inglese beat.

Il beat può essere misurato e specificato in due modi diversi:

Tipologie di pulsazioni

Dai greci a oggi il senso del tempo musicale si è modificato enormemente. Dal battito regolare del Tactus (la sillaba breve) alla de-costruzione dello stesso in pulsazioni irregolari e poliritmie strutturali perseguite dai compositori europei e statunitensi nel secolo scorso, fino al ritorno ossessivo del beat nella musica dei compositori minimalisti e nei diversi generi di musica Pop/Rock sia d’ascolto sia da ballo.

La Figura seguente illustra uno schema che comprende tutte le possibili tipologie di pulsazioni esistenti siano esse suddivisioni di un beat o meno.

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Osserviamole nel dettaglio.

Regolare

Questo tipo si pulsazione può coincidere con il beat o esserne una suddivisione costante. Può essere specificato in suddivisioni di un tempo metronomico:

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oppure in secondi o millisecondi:

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Può assumere una valenza formale:

oppure può caratterizzare un intero brano o un intera poetica:

Può essere utilizzata nella costruzione di poliritmi polifonici, oppure diventare elemento timbrico in processi di sintesi ed elaborazione del suono (battimenti, ribattuti, tremolo, sintesi granulare, etc.).

La caratteristica principale che deve assumere per essere percepita come tale è il suo sviluppo in un tempo prolungato, nella costituzione di un flusso ritmico continuo, altrimenti potrebbe anche essere percepita come una sequenza formata da pulsazioni metriche:

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Generalmente è scritta in notazione tradizionale con o senza indicazioni di misura. Il beat può essere percepito come nella Sonata di Beethoven (1 beat = 1 misura) e in quella di Ravel, oppure non essere strutturale come nel Moto perpetuo di N.Paganini o in Piano phase di S.Reich.

Possiamo realizzare questo tipo di pulsazioni in SuperCollider attraverso le tecniche di sequencing descritte in questo paragrafo o con segnali impulsivi.

Metrica mensurale

Questo tipo di pulsazione corrisponde a una suddivisione del beat. L’insieme di un gruppo di frazioni deve essere contenuto all’interno di un singolo beat o di suoi multipli:

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E’ la pulsazione che ha caratterizzato la storia della musica occidentale dagli esordi fino ai giorni nostri. Su di essa si basa tutta la teoria musicale occidentale, intesa sia come insieme di metodi per analizzare, classificare e comporre la musica e i suoi elementi, sia come relazioni tra la semiografia (notazione musicale) e la sua esecuzione.

Il suo percorso storico parte idealmente dalla ritmica greca, passa per il canto gregoriano e viene sviluppata con l’avvento della polifonia e del mensuralismo. Codificata in teoremi di diversa natura, diventa un sistema unitario di organizzazione del tempo musicale che si sviluppa ulteriormente fino alle complesse vicende linguistiche del secondo ‘900.

Può essere ulteriormente suddivisa in due sottocategorie: pulsazione metrica mensurale regolare e pulsazione metrica mensurale irregolare.

Metrica mensurale regolare

In questa sottocategoria sono presenti figure ritmiche caratterizzanti e riconoscibili all’ascolto (pattern) che si ripetono uguali o variate nel corso dell’intera sequenza:

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Il beat è sempre percepito:

Più in generale tutte le forme di danza dal Rinascimento alla Techno Music. La notazione è quasi sempre tradizionale o proporzionale come ad esempio nella Sequenza VIII per Violino solo di L.Berio (qui un'analisi):

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Metrica mensurale irregolare

In questa tipologia è perseguito il risultato musicale opposto rispetto a quella precedente: una suddivisione irregolare e continuamente cangiante del beat che annulla la percezione di figure ritmiche riconoscibili all’ascolto e del beat stesso, relegandolo a semplice griglia temporale non espressa in millisecondi o secondi ma in bpm raggruppati o meno in misure musicali:

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La notazione è quasi sempre tradizionale con indicazioni di tempo e misura:

Facciamo attenzione a non confondere i termini regolare e irregolare qui utilizzati per definire degli andamenti ritmici con il significato che assumono nella teoria musicale (gruppi regolari, gruppi irregolari).

Metrica non mensurale

Anche questo tipo di pulsazione corrisponde a una suddivisione del beat. L’insieme di un gruppo di frazioni non deve però poter essere raggruppato all’interno di un beat o di suoi multipli:

E’ simile alla precedente tipologia ma non ”imbrigliata” all’interno di misure. Si presta a operazioni musicali di ritmica polimetrica e a creare brevi sequenze ritmiche percettivamente riconoscibili, ripetute più volte in loop (patterns irregolari). Nel trascriverla in notazione musicale spesso è utilizzata una scrittura in campo aperto o una notazione proporzionale con o senza indicazione di misure:

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Il beat (irregolare) può essere percepito:

oppure meno:

La sua realizzazione nel linguaggio informatico è decisamente più semplice rispetto alla precedente tipologia e può essere facilmente realizzata con le sintassi che già conosciamo.

Irregolare

Questo tipo di pulsazione corrisponde a una suddivisione irregolare assoluta di un tempo misurato in secondi o millisecondi.

Tra una pulsazione e l’altra non c’è alcun tipo di relazione e rappresenta in un certo senso l’assenza se non la negazione della pulsazione.

In alcuni casi, essendo percettivamente indifferente, possiamo scegliere una procedura randomica o stocastica nell’assegnare i singoli valori ai parametri temporali (tempi delta e durate), impiegando o meno curve di distribuzione delle probabilità (o maschere di tendenza) he definiscono la densità di eventi nel tempo:

La notazione può essere tradizionale in campo aperto:

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oppure grafico/geroglifica come ad esempio nei tre significativi brani October ’52, November ’52, December ’52 di E.Brown:

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Il beat non deve essere in alcun modo percepito, anche in presenza di un ritmo.